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Comune di Udine: nel comprensorio udinese saranno possibili solo i pasti gestiti dai servizi mensa

“La scelta di autogestire il pasto rappresenta una vera e propria involuzione culturale che riporta a una dimensione individuale un’attività che presenta una funzione sociale anche di livellamento delle diseguaglianze”.

Dopo la direttiva del Miur a marzo di quest’anno, che sostanzialmente ha rimesso alle singole istituzioni scolastiche le scelte organizzative e gestionali relative al servizio, il Comune di Udine, insieme con altre amministrazioni locali, i dirigenti scolastici del comprensorio udinese, oltre ai referenti dell’Azienda sanitaria integrata di Udine hanno deciso, in un recente incontro, di non optare per il pasto preparato a casa e consumato dai bambini nelle mense scolastiche.

“Già a fine ottobre dello scorso anno – spiega l’assessore all’Educazione, Sport e Stili di vita del Comune di Udine, Raffaella Basana – avevamo condiviso un documento con i Comuni, di Campoformido, Martignacco, Pagnacco, Pavia di Udine, Pozzuolo, Pradamano, Reana, Tavagnacco e Tricesimo, insieme con gli Istituti comprensivi di Udine, Pozzuolo e Pavia di Udine. Quel testo voleva mettere in guardia sui rischi legati alla scelta di portare il pasto da casa. Nell’ultimo incontro tenutosi a settembre con i soggetti interessati abbiamo dunque confermato la posizione dello scorso anno anche alla luce della recente sentenza di Napoli. Tutto questo – conclude l’assessore – fermo restando il nostro costante impegno a controllare e eventualmente migliorare, d’accordo con la commissione mense e le ditte fornitrici, la qualità dei pasti offerti”.

Una volontà che, dunque, va nella direzione di riconoscimento e difesa della valenza educativa del servizio di ristorazione scolastica con il sostegno della gestione del servizio mensa nella sua modalità tradizionale per motivazioni sia educative, sia di sicurezza igienica e nutrizionale a tutela della salute dei bambini.  Il caposaldo giurisprudenziale a supporto di tale orientamento è stato rinvenuto nella recente ordinanza del Tribunale di Napoli del 25.05.2017, ove chiaramente è stato affermato che la libertà individuale di scelta di consumare il pasto domestico si contrappone al diritto della collettività all’uguaglianza, nello specifico caso attraverso la condivisione del pasto tra bambini senza discriminazioni, e al diritto alla salute di tutti, per mezzo della garanzia di qualità nutrizionale ed equilibrio dei nutrienti, che non troverebbero analoga corrispondenza nel pasto alternativo da casa.

Durante l’ultimo incontro tenutosi a fine settembre a palazzo D’Aronco, inoltre, le parti hanno unanimemente ritenuto che l’introduzione dell’opzione “panino in mensa” rappresenterebbe una palese negazione dei principi fondanti il servizio di ristorazione, codificato dalla L. 148/90 di riforma dell’ordinamento scolastico nonché dalle Linee di Indirizzo Nazionale della Ristorazione Scolastica come vero e proprio momento educativo. A tal proposito, anche l’organico dei docenti assegnato ad ogni Istituto consente, peraltro, di garantire lo svolgimento di questa ora ritenuta attività curricolare didattico-educativa a tutti gli effetti. Inoltre, è stata posta in rilievo la complessa problematica dell’assunzione di responsabilità da parte dei soggetti interessati, dal momento che nell’attuale sistema di gestione del servizio le ditte affidatarie nelle loro vesti di operatori del settore alimentare assumono ufficialmente delle precise responsabilità formalizzate all’interno di disciplinari tecnico-giuridici sovente molto puntigliosi e completi e gli stessi operatori, grazie all’esperienza maturata durante la loro quotidiana attività a contatto con i refettori, possono programmare le azioni ritenute più opportune per garantire livelli ottimali di qualità igienico-sanitaria. Senza dimenticare il fatto che le Pubbliche Amministrazioni dovrebbero sostenere costi aggiuntivi per introdurre la modalità della ristorazione con pasti alternativi, in quanto risulterebbe necessario dotare gli spazi dedicati di nuove attrezzature da cucina quali frigoriferi o apparecchiature per riscaldare, nonché provvedere a garantire il servizio di vigilanza dei locali e delle attrezzature anche per tutelare la sicurezza dei bambini.

Autogestire il pasto, inoltre, secondo operatori sanitori, educatori e amministratori sarebbe “una vera e propria involuzione culturale – si legge nella nota predisposta a conclusione dell’incontro di settembre – che riporterebbe a una dimensione individuale un’attività che presenta una funzione sociale anche di livellamento delle disuguaglianze, in aperto contrasto con gli sforzi educativi orientati a perseguire la salute dell’intera comunità, nonché i potenziali pericoli rappresentati dalla presenza in mensa di alimenti non controllati che potrebbero generare un elemento confusivo per l’attribuzione della responsabilità nel caso si manifestino malattie trasmissibili per via alimentare o sintomi associati ad allergie nei bambini esposti”.

“Quello dell’alimentazione è un momento molto significativo sia sotto il profilo sociale sia a livello educativo – esprime il suo pensiero il sindaco di Udine, Furio Honsell –. Da anni il Comune di Udine ha assunto un impegno sulle politiche del consumo responsabile, uno degli obiettivi delle Nazioni Unite, che si è realizzato anche attraverso la definizione del bando per le mense scolastiche, con un’attenzione particolare al contenimento degli sprechi, all’alimentazione equilibrata, biologica e a chilometro zero, al rispetto per l’ambiente. È un valore importante e cancellarlo con un colpo di spugna nel nome di un individualismo travestito da libera scelta significa fare un passo indietro in un percorso che invece ci ha sempre qualificato. Sono particolarmente contento – conclude – che invece molti Comuni, le scuole del comprensorio udinese e l’Asuiud abbiano voluto condividere l’auspicio che si possa salvaguardare un percorso importante sotto il profilo delle politiche per la salute, dell’educazione e dell’alimentazione”.

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