Adolescenza

15 giovani studiosi da tutto il mondo a Trieste per le Giornate di studio su teoria dei giochi e complessità

Quinta edizione delle Giornate di Studio Giovani, Cultura e Istituzioni”, che porteranno a Trieste dal 30 novembre al 2 dicembre una quindicina di studiosi italiani, europei ed extraeuropei. Organizzate dal Centro Internazionale di Studi e Documentazione per la Cultura giovanile (iSDC) convenzionato con l’Università degli Studi di Trieste, le “Giornate” sono un’opportunità di formazione ad alto livello per sviluppare abilità professionali, manageriali e organizzative nei settori della cultura, della comunicazione, dell’impresa, della pubblica amministrazione, della ricerca. Il tema di questa V edizione è “Giochi/Games. Entrare nella complessità”. A partire dalla “teoria dei giochi” e dai suoi profili storico-culturali ci si chiederà chi sono i giocatori della complessità e quali le regole che la disciplinano. Verrà così analizzato un aspetto fondamentale della realtà contemporanea in tutte le sue sfere: il nesso indissolubile fra “gioco/giochi” (sia come gara/games, sia come azione/play) e “disciplina”, e il ruolo “istituzionale” della cultura, che è per una parte gioco per un’altra forma predeterminata di relazioni che vincolano.

Si partirà venerdì 30 novembre alle 14.30 nel Dipartimento di Scienze Giuridiche, del Linguaggio, dell’Interpretazione e della Traduzione (via Fabio Filzi 14), con un panel intitolato “Giochi identitari”, introdotto da Gabriella Valera, storica e direttrice scientifica del Centro. Il sociologo Maurizio Merico parlerà de “Il gioco della cultura” a partire dalle culture giovanili di cui è grande studioso. Il “gioco delle istituzioni” è il tema trattato dal filosofo Mauro Barberis.  Luca Mori, sociologo dell’immaginario e della salute, aprirà una serie d’interventi in cui il “corpo” e il “ruolo” definiscono, su scenari diversi, le identità, liberate o costrette, e gli spazi in cui avvengono insieme gioco e disciplina. Così anche Jan Sedmak, illustratore (Fra corpi e ruoli: disegnare lo spazio, disciplinare il tempo), Laura Flores (il “giardino” come spazio condiviso), Milena Lazic, drammaturga (La “scena” in gioco, la vita fra ruoli e perdita). I panel di sabato primo dicembre si concentrano con maggiore intensità sulla “teoria dei giochi”, con relazioni di Silvia Nita Storti su “gioco e disciplina del linguaggio”, di Mark Veznaver su Immedesimazione e rappresentazione drammatica della storia nelle modalità narrative, quelle di Aichurok Toksobaeva e Marcin Piekalkievicz (può la cultura essere spiegata con la teoria dei giochi?) e le relazioni su teoria dei giochi ed economia da diverse esperienze e con differenti applicazioni (Gerardo Escudero Samara, Diana Adhiambo Owuor, Noor Ahmed Memon), per passare poi alle soggettività in gioco secondo le prospettive giuridiche e politiche della democrazia (relazioni di Matteo Timo, Luca Bizzarri Enrico Elefante).

Domenica 2 dicembre, dalle 10 alle 13, ci si trasferisce al Caffè degli Specchi, per la tavola rotonda conclusiva, aperta al pubblico cittadino: “La scienza incerta. Gioco, complessità e disciplina della conoscenza”. È su questa disciplina della conoscenza che, nell’epoca in cui gli algoritmi sembrano essere i nuovi incontestati demiurghi, ci si interrogherà con l’ingegnere informatico Eric Medvet, la neuroscienziata Christina Valaki e il filosofo Fabio Corigliano, che riporterà al denso immaginario de “Il paese dei balocchi” così che l’incontro possa riprendere nel dibattito i temi più suggestivi  dell’intero percorso.

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