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Maschi e femmine nelle favole e nelle storie: gli stereotipi di genere nella letteratura per l’infanzia

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“Esiste un mondo popolato da valorosi cavalieri, dotti scienziati e padri severi, ma anche da madri dolci e affettuose, casalinghe felici, streghe e principesse; in questo stesso mondo i bambini sono indipendenti, coraggiosi e dispettosi mentre le loro coetanee – bionde e carine – vestono di rosa, sono educate e servizievoli, a tratti pettegole e vanitose. Questo universo fantastico è quello con cui si interfacciano quotidianamente i bambini e le bambine che frequentano le elementari, quando leggono le storie raccolte nei loro libri di lettura.” (Biemmi, 2010)

Le fiabe della tradizione propongono donne miti, passive, unicamente occupate alla propria bellezza, incapaci; le figure maschili sono attive, forti, coraggiose, leali e intelligenti. Le figure femminili delle favole generalmente appartengono a 2 categorie: le buone e inette o le malvagie. Nelle fiabe dei Grimm l’80% dei personaggi negativi sono femmine. Le poche figure femminili buone e positive, sono le fate che, però, non usano le proprie risorse personali, ma un magico potere conferito dall’esterno!

Se analizziamo una fiaba, tra le più comuni, come Cappuccetto Rosso, leggiamo la storia di una bambina mandata in giro per i boschi da una madre irresponsabile; per la risoluzione del problema, si deve porre fiducia della presenza di un maschio nel posto giusto al momento giusto: il cacciatore coraggioso. Quando Biancancaneve è ospitata dai nani – che vanno al lavoro –, tiene la loro casa in ordine (lava, pulisce, cucina cantando felice); poi riesce a mettersi negli impicci accettando la prima mela che le viene offerta da una sconosciuta e se ne tira fuori grazie ad un uomo, il Principe Azzurro. Cenerentola è il prototipo delle virtù domestiche, non muove un dito per uscire da una situazione intollerabile, senza coraggio e dignità; accetta il salvataggio che le viene offerto da un uomo sconosciuto, il Principe.

Senza andare troppo lontano nel tempo, con le storie centenarie della tradizione popolare, osserviamo che ancora oggi, all’inizio del Duemila, la scuola italiana continua a tramandare modelli di mascolinità e femminilità rigidi e anacronistici, sulla base dei quali gli alunni dei due sessi andranno a strutturare le rispettive identità di genere.

Partendo dal presupposto che i libri di lettura hanno una notevole ricaduta sulla concezione che il bambino crea su se stesso e sul mondo circostante, in un’interessante ricerca di Irene Biemmi, pubblicata nel 2010, estesa a diversi testi scolastici delle scuole primarie, emerge che nel mondo dei “libri di lettura”, il genere maschile è sovrarappresentato rispetto a quello femminile e le caratteristiche attribuite a maschi e femmine sono differenti. In particolare:

Sesso del protagonista: su di esso i lettori concentrano il proprio interesse, spesso attraverso un processo di identificazione con il personaggio appartenente al proprio sesso.

Dalla ricerca emerge una scarsa presenza di personaggi femminili protagonisti o secondari

Professioni: possono incidere sulle aspirazioni future

Nei brani, lavorano più gli uomini che le donne: per gli uomini sono state annotate 50 professioni (re, cavaliere, maestro, scudiero, scrittore, mago, dottore, poeta, pescatore, pittore…), per le donne 15 (maestra, strega, scrittrice, maga, befana, nobile, nutrice, pittrice, attrice, principessa, fata, casalinga…)

Uso degli aggettivi: i maschi vengono qualificati con qualità positive o comunque connotati positivamente (sicuro, coraggioso, concentrato, pensieroso, avventuroso, tronfio, saggio, …); le femmine sono connotate in modo spregiativo o con debolezza e fragilità (antipatica, civetta, pettegole, vergognosa, silenziosa, servizievole, delicata…)

Spazi: il genere femminile è associato a spazi chiusi, in una dimensione privata-familiare (casa, scuola, il terrazzo di casa,…); il genere maschile è associato a spazi aperti, proiettato in un contesto pubblico – lavorativo (al lavoro o in luoghi lontani, dedicati al divertimento…)

Giochi: per i maschi si nominano giochi come razzo spaziale, carro armato, robot, giochi all’aperto…; per le femmine Bambole e Barbie insieme a scacchi e dama, o genericamente giochi statici e al chiuso

Stereotipi femminili: la bellezza è definita come requisito necessario (la zia “lunga e secca” e quindi brutta viene usato come pretesto per svalutare anche il carattere della donna (cattiva e antipatica); o “la odio quella….ha due baffi grigi agli angoli della bocca” dove la dicotomia bello-brutto significa positivo – negativo)

Stereotipi maschili: i maschi sono caratterizzati da 3 parole (forti, avventurosi, coraggiosi) senza molte altre sfumature di atteggiamenti e sentimenti; non ci sono casi di personaggi atipici (uomini che assumano ruoli familiari atipici per il proprio sesso)

Ora prendiamo in mano i libri dei nostri figli: non ci resta che confermare o disconfermare quest’interessante ma preoccupante analisi, cercando di colmare gli eventuali vuoti con una buona educazione al loro crescere maschi o femmine, con le proprie sfumature emotive, di pensiero, nel pieno rispetto dell’altro.

Dott.ssa Erica Cossettini
erica.cossettini@associazioneamigdala.it

Bibliografia
Biemmi I., (2010). Educazione sessista. Stereotipi di genere nei libri delle elementari. Ed. Rosenberg & Sellier

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