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16 febbraio: gli studenti di Maniago e Travesio incontrano la reporter di guerra Barbara Schiavulli

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Prosegue anche questa settimana,  nell’ambito del progetto “Comunicare la Pace e la Guerra oggi”,  la rassegna “Parlare, raccontare di Guerra e Pace…” organizzata dal Servizio giovani dell’UTI delle Valli e delle Dolomiti Friulane che ha visto nei precedenti incontri la partecipazione di 250 STUDENTI delle SCUOLE MEDIE  di  MANIAGO, MEDUNO e TRAVESIO. La Reporter di Guerra Barbara Schiavulli incontrerà gli studenti di MANIAGO E TRAVESIO il 16 di febbraio 2017 nelle Scuole Medie di MANIAGO e TRAVESIO.

Il Servizio Giovani dell’UTI delle Valli e Dolomiti Friulane nell’ambito del progetto si propone di incontrare e sensibilizzare i giovani sul tema delle guerre e della pace:  sulle conseguenze di ieri e di oggi nei conflitti dai profughi, ai  richiedenti asilo politico ma anche di approfondire attraverso dei laboratori il mondo dell’informazione e della comunicazione tv, radio, giornali, e della ricerca dei materiali storici e della storia locale, un modo per sviluppare un senso di cittadinanza attiva e critica nel proprio quotidiano.

Il 16 di FEBBRAIO 2017 sarà l’occasione di incontrare la giornalista freelance e reporter di guerra Barbara Schiavulli assieme ai ragazzi delle classi terze degli Istituti di Maniago, Travesio e Meduno.

Un modo per parlare delle guerre attuali nelle scuole significa affrontare un tema conosciuto dai ragazzi soprattutto attraverso i telegiornali ed eventualmente internet.

Diventa importante in questo contesto preparare i giovani a un futuro che non è fatto solo degli argomenti tradizionali.

Ascoltare racconti di guerra significa entrare per un paio d’ore in un mondo di cui si sente parlare, ma che non si ha mai la possibilità di approfondire. La guerra è complessa nei suoi sotterfugi politici, nei suoi interessi economici, nelle sue conseguenze. Ma è anche semplice, coinvolge migliaia di persone che si ritrovano a scegliere come sopravvivere, come lottare, come salvarsi o salvare gli altri. Attraverso una serie di fotografie vengono raccontate persone, giovani, donne, ragazzi che da un giorno all’altro, a volte per anni, si ritrovano a subire la guerra. Non l’hanno decisa, non l’hanno voluta, ne subiscono tutte le conseguenze. Primi fra tutti i civili. Ma è interessante anche conoscere le ragioni dei militanti o dei governi che decidono intervenire. Si parlerà del lavoro di un reporter di guerra che significa spiegare  quello che accade in questi paesi sconvolti e schiacciati dallo sradicamento di tutte le sicurezze che normalmente ci circondano.  Si parlerà anche di giornalismo e di come si dovrebbe fare questo mestiere. Non verranno snocciolati numeri o statistiche, ma nomi, persone vere le cui vite sono cambiate e con i quali gli studenti possono confrontarsi. Non si parlerà di paese in particolare perché la guerra, la paura, la sofferenza, il coraggio o la forza, non hanno nazionalità, colore o religione.

Barbara Schiavulli è una delle più note giornaliste di guerra italiane, nata a Roma il 5 maggio 1972. Ha studiato a Venezia lingue orientali, e scrive per i quotidiani La Stampa, Il Messaggero, L’Eco di Bergamo, per il settimanale L’Espresso e il mensile Elle. Collabora con Radio24, Radio Rai, Area, Roma città Futura, la radio e la tv svizzera italiana, e ancora con Rai News24 e Skytg24. Una freelance che da vent’anni si muove su tutti i fronti caldi. Ha vissuto a Gerusalemme per quattro anni; ha raccontato l’Irak, unica italiana rimasta sul posto dopo il rapimento di Giuliana Sgrena; ha viaggiato dal Darfur al Libano, dallo Yemen alla Malesia, ma la sua seconda casa ormai è l’Afghanistan.  Caparbia, irruente, indomita e appassionata del suo lavoro, ma anche autoironica, con il libro “La guerra dentro”  ha raccontato della guerra da un’altra prospettiva: intervistando i militari italiani. «Volevo parlare con soldati semplici, persone che non rivestissero cariche particolari, raccontare la loro quotidianità, le loro paure, le loro speranze, capire come la guerra cambia, prima di tutto, chi la fa».

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